Un momento sospeso

La sua conoscenza va dal 2015. Ho iniziato a fotografarlo quasi per gioco, senza un'idea precisa, senza tecnica, solo con l’istinto di chi vuole fermare un frammento di realtà.

Mi affascinava la sua essenza: il contrasto tra l’audacia e il controllo, tra il rischio e la padronanza del movimento. Praticava parkour, sfidava la gravità con leggerezza e sicurezza. C’era qualcosa in quel suo modo di muoversi che mi catturava ogni volta, una tensione perfetta tra forza e libertà.

Oggi, nel suo ritratto, il bianco e nero diventa scelta e linguaggio. Elimina il superfluo, lascia spazio solo all’intensità dello sguardo, alla linea decisa del volto, alla mascolinità che non è solo fisicità, ma presenza. È un momento sospeso, come quelli che viveva tra un salto e l’altro, come quelli che la fotografia ha il potere di fermare per sempre.